giovedì 17 ottobre 2013

Wendina - L'indomita panterina - Prima puntata

WENDINA







Wendy entrò a far parte della nostra vita in maniera assolutamente casuale.

Anni fa, spesso, mi recavo con mia figlia a casa di mia sorella Cati, le nostre bambine giocavano insieme, noi stavamo sedute a chiacchierare e a gustarci una tazzina di caffè.

Durante una di quelle visite, attraversando il cortile per raggiungere l’edificio dove abitava Cati con la famiglia, ci venne incontro, per la prima volta, una gatta siamese.

Era sicuramente adulta, evidentemente mansueta e quindi abbandonata da proprietari crudeli o insensibili.

I suoi fianchi mi apparvero subito arrotondati in maniera sospetta.

Natalia si soffermò per accarezzarla e la gatta miagolando le si strofinò contro le gambette : mia figlia era già impietosita.

Gli incontri si ripeterono altre volte, Natalia le scendeva qualcosa da mangiare ed io osservavo i fianchi della micia sempre più gonfi.

Non c’erano dubbi : la gatta era incinta ed era stata abbandonata dai proprietari per questa sua “colposa condizione”.

Iniziarono ben presto le richieste, prima timide, poi sempre più accorate, di mia figlia : perché non adottavamo la gatta sedotta e abbandonata?

In fondo avrebbe fatto compagnia a Milly(era la nostra gatta siamese), quest’ultima finalmente avrebbe avuto un’altra gatta con cui giocare.

Davanti ai miei dinieghi non si arrese ed optò per un compromesso.

“-Solo il tempo di farle fare i cuccioli, mammina, poi cercheremo una sistemazione per lei e i gattini. Poverina come fa a partorire con il freddo e la pioggia, all’aperto?-” argomentò con gli occhioni supplicanti che sottintendevano “La mia mamma non può essere così crudele!”

Per farla breve un pomeriggio di fine inverno Sheila( decidemmo di darle questo nome) venne a casa con noi, prima piuttosto recalcitrante, da come si contorceva nel trasportino, poi, nel giro di una settimana, placidamente integrata nel nuovo habitat.

Appena Milly la vide cominciò a soffiare e a fare la gobba, infatti con grande delusione di Natalia, non mostrò di gradire l’ inattesa compagnia.

Sembrava risentita anche nei nostri confronti e appena noi provavamo ad accarezzarla soffiava e si allontanava sdegnata.

L’intrusa se ne stava prudentemente alla larga, consapevole di avere turbato con il suo improvviso arrivo uno “status quo” consolidato e si stava accucciata in un angolo.

Per un giorno intero Milly rifiutò acqua, cibo e coccole, e solo ogni tanto si alzava dal suo cuscino di velluto color oro per andare a scrutare l’intrusa e soffiarle contro.

Una volta che Sheila provò a comunicare con lei miagolando, Milly scattò ringhiandole contro.

Sheila capì che l’unica tattica da seguire era quella dell’attesa(tanto per restare in tema..).

La portammo dal veterinario per farla visitare e sottoporla ad un’ecografia, il cui esito fu una gravidanza già avanzata con quattro cuccioli dentro.

Al ritorno dal veterinario avvenne un fatto strano : Milly sembrava aver sentito la mancanza di Sheila, e quando questa si adagiò stanca e provata da visita ed ecografia, le si avvicinò e cominciò ad odorarla.

Sheila le rispose miagolando dolcemente, come se le stesse facendo il resoconto di tutto quanto le era accaduto.

Per risposta Milly cominciò a leccarle la testa e Sheila la lasciò fare socchiudendo gli occhi.

Era nata un’amicizia felina sotto gli occhi stupefatti di due umane.

mercoledì 16 ottobre 2013

Sedici ottobre millenovecentoquarantatrè: il rastrellamento ed il silenzio del papa.



Esattamente settant'anni fa le truppe tedesche della Gestapo, dietro ordine del capo delle SS, Himmler, effettuarono a sorpresa, all'alba, il rastrellamento del ghetto di Roma.
Famiglie intere, composte da padri e madri con bambini, furono brutalmente sradicate dalle loro case, molti ancora in pigiama o in camicia da notte, i bambini più piccoli  mezzi addormentati, probabilmente con il pollice nella boccuccia, oppure scossi da singulti di paura,  furono intruppati ed ammucchiati come animali in vagoni per il bestiame.
Gli esecutori furono tutti soldati tedeschi, perchè non si fidavano abbastanza degli italiani, molti dei quali, infatti, tentarono di ostacolare l'azione delle truppe tedesche e alcuni, a rischio della propria vita,  riuscendo a nascondere ebrei in appartamenti sicuri.
Voglio condividere foto di alcuni delle centinaia di bambini deportati, dei quali non ne sopravvisse nessuno.











Centinaia di angeli innocenti furono strappati dalle braccia delle loro mamme oppure, stretti a loro, mandati a morire nei lager.
Erano tutti predestinati eppure furono ingannati fino alla fine, con un miserabile ricatto, perpetrato dal maggiore delle SS,
Herbert  Kappler.




Poco meno di un mese prima Kappler convocò nel proprio ufficio il rabbino capo della Comunità israelitica di Roma, Ugo Foà, e il suo presidente Dante Almansi, dicendo loro che voleva consegnati 50 chili d'oro, necessari per costruire nuove armi in Germania, in cambio della salvezza degli ebrei di Roma.
I cinquanta chili d'oro furono consegnati ma Kappler non mantenne la promessa ed il resto è storia.
Alle 5.30 del mattino, mentre  molti stavano ancora dormendo le SS iniziarono il rastrellamento porta a porta.
 Appena entravano negli appartamenti, per prima cosa tagliavano i fili del telefono, subito dopo ordinavano agli abitanti di scendere in strada, intontiti dal sonno, spesso in pigiama e in camicia da notte.
Soltanto pochi  riuscirono a fuggire, alcuni giovani scapparono attraverso i tetti.
  I vecchi e i malati stentavano a reggersi in piedi, i bambini piangevano.
 Le SS spintonavano bruscamente tutti, senza alcuna pietà, neppure per i bambini.
Alle urla  strazianti delle vittime  gli aguzzini restavano impassibili, alcuni erano anche violenti e compivano il loro macabro compito senza esternare alcun segno di umana pietà, piuttosto molti di loro mostrando compiacimento.
Come in un vecchio film riesco a vedere, con sofferta immaginazione, questi gruppi di esseri umani storditi, annichiliti, spintonati, picchiati, presi a calci da burattini senz'anima in divisa.
Uomini spogliati della loro dignità che non potevano più offrire il loro scudo protettivo alle mogli, madri dallo sguardo perso che non potevano più avvolgere i loro bambini nella calda sicurezza di un abbraccio.
Bambini terrorizzati che non potevano capire l'enormità della ferocia e della disumanità sotto cui le loro brevi vite stavano soffocando.

Papa Pio XII fu informato dei rastrellamenti e dalle fonti storiche risulta che non manifestò la sua indignazione e disapprovazione verso l'operato dlle SS, ma si macchiò di un colpevole silenzio.

Questi avvenimenti sono realmente accaduti e non è concepibile che ci siano i negazionisti dell'olocausto, contro l'opera di smantellamento della verità da parte di questi mistificatori, dobbiamo contrappore la commemorazione, dobbiamo porre l'informazione soprattutto rivolta ai giovani, nelle scuole, sugli orrori perpretati da uomini contro altri uomini.

"Tutti coloro che dimenticano il loro passato, sono condannati a riviverlo" (Primo Levi)


martedì 15 ottobre 2013

Interviste famose: Anna Falchi, ovvero "think positive"!





Il personaggio da me intervistato oggi è una delle donne più belle del mondo dello spettacolo, ma è anche una delle persone più spontanee e semplici.
A dispetto della sua fisicità prettamente nordica, della sua bellezza altera e a tratti apparentemente irraggiungibile, Anna nella realtà è una persona simpatica, disponibile e, secondo me, ha anche quel pizzico di fragilità femminile che non guasta.
Intelligente, spigliata, ironica, sincera, ha accettato subito di rispondere alle mie domande, con la simpatia e spontaneità che la contraddistinguono.
Ecco a voi l'intervista:

1) So che tu per prima non ti consideri granchè come attrice, non pensi che
forse non hai mai trovato il regista "giusto" per te, capace di tirare fuori le
tue potenzialità di attrice, limitandosi ad "acclamare" la tua magnifica
apparenza?

Ti ringrazio per l'appunto che hai scritto riguardo ad un regista
che mi sappia dirigere!!! Comunque dico di me ,che sono mediocre
come attrice in quanto non ho studiato recitazione in primis,cosa
assai utile ed importante per coloro che vogliono in futuro
provarci, e poi perchè effettivamente non ci ho mai creduto fino in
fondo. A volte mi son sentita persino inopportuna e a disagio
recitando. Preferisco di gran lunga essere me stessa. Mi considero
più un animale da palcoscenico nelle vesti di presentatrice . Mi
piace improvvisare con ospiti,parlare di
attualità,musica,cinema,spettacolo... Adoro i programmi in diretta
per l'adrenalina che si ha in corpo e sulla sicura resa che ne puoi
trarre. La veridicità ,la velocità,la schiettezza,la bravura
emergono solo in diretta.
 Attualmente sono impegnata in un emittente di Napoli il lunedi sera
a NUMBER TWO sul Canale 34 insieme a Massimo De Luca in un programma
di calcio che mi sta molto appassionando e divertendo.


2) Quando hai scoperto di essere bella e quando hai avuto la consapevolezza di
piacere e turbare gli uomini?

Quando a 16 anni cominciai ad andare in discoteca. Inizialmente
ci andavo solo per ballare. Stavo anche due ore in pista a
scatenarmi e mi vestivo in jeans.T-shirt e scarpe da ginnastica. Mi
muovevo bene ma non emergeva in particolare la mia fisicità. Anzi il
mio complesso era di avere un sederone!!!!! Troppo esuberante mi
dicevo. Finchè una sera in una nota discoteca mancava una ragazza
per una sfilata per una serata speciale. Mi chiesero di partecipare
ed io entusiasta accettai. Dovevo indossare una tuta aderente alla
Eva Kant per intenderci ed uscire con un serpente ed essere sexy. Mi
divertii e le persone che mi conoscevano come le altre presenti
rimasero a bocca aperta nel vedermi la prima volta cosi
sexy ,truccata,agghindata e soprattutto finalmente sbocciata !! E da
quel giorno il mio, ehm, sedere divenne il mio punto di forza!!!
Ehehehe. Non solo ovvio ma mi resi conto di piacere e pure tanto e
il gioco divenne facile. Quando una donna prende coscienza di
 se.....è finita!!!!! eheh



3) Le basi affettive di Anna Falchi: raccontami brevemente della tua infanzia,
dei ricordi più belli e di quelli che vorresti dimenticare.

Della mia infanzia ricordo tutti i bei momenti vissuti con la mia
mini -famiglia composta da mia mamma e mio fratello. Le persone che
ancora oggi condividono con me la quotidianità. Ci son stati anche
momenti bui ma preferisco non parlarne per non intristirmi. Think
positive per sempre.

4) La persona che stimi di più e quella che stimi di meno.

Parlerei in generale e direi che stimo tutte quelle persone che
si son fatte da se anche dal niente e che non stimo è chi invece per
esempio vive di luce riflessa .

5) Qual è stato l'uomo che hai amato di più e quello verso cui provi qualche
rimpianto.

L'uomo più importante è quello con cui ora condivido la vita ma
nel passato sicuramente mio marito Stefano che infatti ho sposato ed
è l'uomo con cui sono stata più a lungo e a cui voglio bene come ad
un parente che sarà per sempre. Mi spiace che sia finita per il
fallimento del matrimonio a cui credevo....

6) Che madre è Anna Falchi per la sua Alyssa?

Sono una mamma come tutte le altre. Presente,affettuosa,complice
con la propria bimba,coinvolgente al massimo. non troppo apprensiva,
infatti tengo molto anche alla sua indipendenza e vorrei che
imparasse a conoscere la vita con i suoi rischi, in un certo
senso ,anche da sola. Se per esempio cade si deve tirare su da se e
solo dopo la rincuoro.




7) Hai una amica vera, sincera, a cui dire tutto, di cui puoi fidarti, dei cui
consigli puoi fare tesoro?

Certo che si!!! Si chiama Marvi e siamo amiche dal 1995 ,ovvero
dal Festival di Sanremo. Infatti Marvi mi ha curato l'immagine in
todo da quel periodo in poi, e da semplici rapporti di lavoro è nata
una gran bella amicizia che tuttora dura e così sarà per sempre.
Marvi è stata la prima look maker in Italia e lavora con i più
grandi personaggi dello spettacolo ed è diventata una grande PR in
generale. Le nostre carriere son partite parallelamente ....

8) So che da qualche anno, oltre a partecipare, sporadicamente, a film e
programmi televisivi, sei anche produttrice. Qual è stato il film da te
prodotto che ti ha dato più soddisfazione?

 Abbiamo fatto una decina di film e quello che più mi ha dato più
soddisfazione e, il più difficile da realizzare, è stato DUE VITE
PER CASO di Alessandro Aronadio. Opera prima che ha partecipato
nella sezione Panorama al Festival Di Berlino nel 2010.

9) Qual è l'ultimo libro che hai letto?

Io leggo abitualmente 2 libri alla volta con diversi argomenti
così che a seconda dell'umore mi coinvolgano comunque. Attualmente
ho sul comodino il libro "MAI PIU 'NOI DUE" diBarbara Delinsky che
pare abbia venduto 30 milioni di copie nel mondo. Storia d'amore,di
tradimenti con un mistero sullo sfondo che riguarda la sparizione di
un bambino.Quindi tema un pò pesante avendo anch'io una bimba
piccola!!! Infatti l'altro libro è "L'ISOLA DELL'AMORE" di Travis
Garvis Gravas che parla di due superstiti che vivranno una storia
d'amore su unisola deserta.

10) Hai superato da poco la boa dei quaranta: che differenza c'è tra la Anna
fresca ventenne e la Anna di oggi, bellissima quarantenne.

Sono una donna, quindi equilibrata,meno sognatrice,meno ribelle
ma molto indipendente come sempre,più pragmatica,più colta e
informata,più consapevole ma quando pecco ovvero mangio e bevo o
faccio tardi , il giorno dopo si capisce subito eheheh A 20 anni non
accadeva!!!!.
 La cosa più bella invece è poter dire di aver vissuto e gustato la
vita e oggi poter pensare al futuro di mia figlia e non pensare solo
a me stessa. Questo il vero senso della vita. Donarsi agli altri,
usufruire dell'esperienza del proprio passato a servizio di chi
ancora non conosce le difficoltà della vita.

11) Le mie domande finiscono qui, ovviamente ne avrei tante altre ma..le
riservo per la prossima intervista, se me la concederai nuovamente.
Grazie Anna.



venerdì 11 ottobre 2013

Interviste famose - Catena Fiorello: donna sicula doc!




Eccomi con una nuova intervista, il personaggio di oggi è, come specificato nel titolo, una donna sicula, potevo scrivere semplicemente "sicula doc", ma ho voluto appositamente rafforzare la definizione, anteponendo il genere all'aggettivo già al femminile.
E' una donna vera, sincera, appassionata, e la sua grinta è permeata da una inaspettata, dolce femminilità.
Il suo cognome non ha bisogno di presentazioni, eppure lei è riuscita a ritagliarsi autonomamente uno spazio suo, come donna e come scrittrice, evitando le scorciatoie, rifuggendo dai circoli ben introdotti, percorrendo un suo cammino il cui indicatore di rotta è l'onestà.
Personalmente l'ho scoperta leggendo il suo ultimo libro "Dacci oggi il nostro pane quotidiano", magicamente attratta dall'aroma fragrante del pane a cui rimandava il titolo del libro.
E mi si è aperto un mondo, il meraviglioso mondo di Catena, in cui mi sono per molti versi riconosciuta, a parte la profonda, genetica  sicilianità che per nascita e convinzione condiviamo.
Lei è una veramente impegnata, ho dovuto inseguirla non poco per ottenere l'intervista, eppure, nonostante ciò, riesce a trovare il tempo per tutti, per gli amici del "condominio" su facebook, per i tanti fan che le scrivono, per preparare i suoi succulenti piatti, per viaggiare e per vivere degnamente il suo privato.
Ecco a voi l'intervista..buona lettura!


                       
         

  1. Nel tuo ultimo libro "Dacci oggi il nostro pane quotidiano" parli della tua famiglia, una famiglia come tante, scrivi, ma in effetti una famiglia speciale, come avrà modo di scoprire il lettore man mano che andrà avanti con la lettura. Quando hai avuto la consapevolezza di appartenere ad una famiglia che poggiava la sua esistenza e resistenza su dei valori come la dignità e la speranza?

La consapevolezza è arrivata verso l’adolescenza. E’ a quell’età che cominciamo a comprendere ciò che accade in famiglia, ed è stato intorno ai 12/13 anni che ho capito che a casa mia tutto quello che di bello e importante arrivava era solo grazie ai sacrifici immensi dei miei genitori. Da adulta invece, grazie all’esperienza e alla maturità, ho compreso anche il loro immenso lavoro e le fatiche per portare avanti con onestà e dignità il loro progetto d’amore; rinunce che poi, hanno affrontato tante famiglie e non solo in Italia, ma in tutto il mondo. Infatti, questo libro, è un modo per parlare e ringraziare i genitori in generale che, negli anni della mia giovinezza, e purtroppo anche quelli di questa generazione, hanno affrontato e affrontano a testa alta le enormi difficoltà del quotidiano. La crisi economica del nostro tempo, ad esempio, ha obbligato a fare i conti con tutto, e questo è drammatico.

  1. Personalmente ti ho "scoperta" ed apprezzata grazie al libro sopra citato, sapevo che lavoravi da tempo, come autrice, nell'ambito dello spettacolo, mi era giunta l'eco di alcuni libri da te pubblicati, ma non ero andata oltre. Apprezzavo i tuoi famosi fratelli come artisti e come persone, conoscerti come scrittrice attraverso la lettura del tuo ultimo libro, e come donna attraverso il tuo "condominio" virtuale mi ha confermato che dietro al cognome Fiorello c'è la certezza della simpatia e della genialità! Il tuo cognome ti è stato di aiuto o piuttosto agli inizi ti sei sentita "schiacciata" dal confronto con i tuoi fratelli?

Sapevo già, affrontando un lavoro “pubblico” come quello di scrittrice, che sarei andata incontro anche (ma non solo) a critiche o illazioni; ma questo fa parte del gioco. D’altronde, negherei l’evidenza se dicessi che “Fiorello” è un cognome sconosciuto.

Ma lascio ai lettori e alla gente in generale che mi conosce in varie occasioni, come ad esempio durante le presentazioni che faccio in giro per l’Italia, la possibilità di farsi un’idea di me come persona. Confida nell’onestà intellettuale che cerca di evitare il pregiudizio solo perché hai un certo cognome, e vado avanti per la mia strada.

  1. Ritieni che se non avessi conosciuto il sapore amaro del sacrificio e della rinuncia non avresti trovato la tenacia e l'entusiasmo che ti hanno fatto diventare una scrittrice di successo?

Affermo sempre che, lo “stato di necessità permanente” in cui sono cresciuta ci aiutati ad essere determinati e tenaci. Quando devi per forza di cose conquistarti il tuo “pezzo di pane quotidiano” non hai molte alternative, e conti solo tu te stesso; questo abbiamo fatto noi, avendo sempre presente che l’onestà era il punto di partenza principale con cui fare i conti.




  1. Che differenza c'è tra la Catena bambina che faceva i compiti sul tavolo della cucina, annusando gli odori che sprigionavano i cibi cotti da sua madre, e la Catena di oggi, autrice e scrittrice affermata?

Sembrerà una risposta banale, ma nessuna. Siamo e ci manteniamo sempre della stessa natura con cui venuti al mondo; credo sia un destino comune a tutte le persone. Magari cambiano le cose superficiali, il modo di vestire, o un gusto nel mangiare, ma l’essenza, quella fondamentale, come possiamo cambiarla? Non è successo a me, ma credo (e non voglio pontificare sulle vite altrui) che anche gli altri membri della mia famiglia si siano mantenuti così com’erano in quel di Augusta, quando si viveva felicemente in quel piccolo ma accogliente appartamento di via Orso Mario Corbino, al 27 (poi, 31).

5. Come è cambiato l'atteggiamento nei tuoi confronti delle persone del tuo paese di origine? Hai mantenuto le amicizie di quando eri una ragazzina come tante?
  • Le stesse amicizie che frequentavo quando ero ragazza, sono le stesse con cui ho rapporti ogg; certo, impossibile frequentarsi con la stessa assiduità con cui lo facevamo prima, ma se mi chiedi chi sono le tue migliori amiche continuerò a rispondere: Carmen Fruciano, Daniela Turchio, Cristina Busacca e Rosalba Strano. Quelle eravamo, e quelle siamo rimaste: un gruppo indissolubile e sincero nel sentimento e so con certezza che, se avessi bisogno in un momento difficile, loro, come già hanno fatto in passato, correrebbero da me, e lo stesso farei io per loro.



6.     Quando è stata l'ultima volta che hai pianto, e perchè?

Ho pianto per qualcosa di troppo personale, doloroso e dunque, proprio per questo motivo non posso parlarne in un’intervista. Lasciamo anche qualcosa di intimo e privato. Già con i Social, la nostra vita (solo e sempre con la nostra volontà, e non è colpa di nessun altro) è sempre sotto un faro, e diamo in pasto a tutti, qualche volta sbagliando, informazioni che dovremmo tenere per noi – ma questa è l’era dell’esibizionismo -, però facciamo un esame di coscienza, io per prima, e domandiamoci: ma davvero tutto quello che scrivo e pubblico su FB, Twittwer o altro, è importante che venga conosciuto? Ultimamente mi sto facendo molte domande, e credo che prima o poi, smetterò di raccontarmi come faccio, a volte la buona volontà d’esser sinceri con tutti, non paga, e si viene travisati.

7. Che cos'è per Catena Fiorello la felicità?

Essere felici di quello che abbiamo, anche se poco. I miei facevano così, e, infatti, sono stati molto felici. Io, e molti di noi, non sempre possediamo questa saggezza, e ci tormentiamo. Bisognerebbe ascoltare di più Papa Francesco.


8. In tutti voi Fiorello la sicilianità è una componente forte, essenziale, del vostro vissuto quotidiano, eppure avete lasciato tutti la Sicilia, anche tua madre e tua sorella Anna vivono a Roma. Ha prevalso la "colla" affettiva che vi legava, sulla necessità di restare ancorati alla propria terra?

Credo che noi siciliani abbiamo un codice genetico modificato! Scherzi a parte, non si può mai prescindere dalla terra in cui sei nato e che ti appartiene “cromosomicamente”. E’ una necessità, e a seguire un onore. La mia terra ha dato tanti buoni frutti.

9) So che hai sciolto più di una promessa di matrimonio, quasi davanti all'altare; qual è il motivo, il riferimento forte e costante a papà Nicola oppure al fratello maggiore, Rosario?

Come per la risposta di prima, il privato lasciamolo in quella sfera, perché ciò che siamo nell’intimità va preservato e nei limiti che possiamo, anche tutelato con amore.




10) Se dovessi definirti sotto forma di un piatto, rigorosamente siciliano, ovviamente, che piatto saresti?

Una caponata, sai perché? Perché sono un misto di tante cose, ho bisogno di essere cucinata per ore, ma il risultato che viene fuori è buono e dal sapore sincero non è mai lo stesso cucinato il giorno prima!

  • Catena,  non casualmente la caponata è una delle pietanze da me preferite! Grazie!

                          

martedì 24 settembre 2013

Rocchetti e pistole - Undicesima puntata



Cettina cuciva giorno e notte per confezionare quanti più abiti poteva, così da accontentare le richieste delle sue clienti ed essere pagata subito e profumatamente.
Tagliava, univa i lembi con gli spilli,  imbastiva la notte e l'indomani rinforzava il tutto passandolo a macchina. Era instancabile e oltre a confezionare abiti su ordine si ritagliava anche uno spazio per cucire vestitini per i suoi bambini e qualche abito per lei.





Spesso rimanevano grossi ritagli dagli abiti confezionati e le signore generosamente li lasciavano a Cettina consapevoli che con le sue mani ne sarebbero venuti fuori piccoli tesori per i suoi bambini.
Le stoffe dai colori chiari o in fantasia erano destinate per confezionare abitini o gonnelline leziose per Anna, invece i tessuti più sobri, dai colori scuri o comunque smorzati venivano trasformati in pantaloncini per Mattia.




Anna era incantevole con i boccoli neri, gli occhioni scuri, le guance rosee e la boccuccia deliziosamente imbronciata; Cettina godeva a confezionarle vestitini capricciosi che lei indossava saltellando di gioia. 
La osservava pavoneggiarsi e ridere felice con i dentini bianchi come piccole perle e provava una stretta al cuore se pensava che per i suoi bambini non era improbabile ipotizzare un futuro fatto di stenti e difficoltà, esattamente come era successo a lei.
La domenica quando si recava in chiesa con i bambini e sua madre, allungava lo sguardo verso le prime file, dove sedevano le signore a cui lei confezionava gli abiti, impettite ed eleganti, con  mariti e prole accanto.
 I mariti avevano tutti un'aria solenne, alcuni erano addirittura tronfi, si salutavano tra loro, appartenenti alla stessa selezionata, ristretta cerchia, non degnando di uno sguardo le gente comune.
I bambini avevano già quella bellezza data dal benessere e dai modi aggraziati e misurati con cui si muovevano o parlavano.




Le signore quando si recavano in sartoria per le prove o il ritiro degli abiti erano gentili, scambiavano qualche parola con Cettina, le chiedevano dei bambini, ma quando la incontravano in chiesa, appena lei accennava un timido sorriso, pronta a salutarle, fingevano di non riconoscerla e tiravano dritto col naso in su senza profferire parola!
Faceva eccezione ovviamente la signora Carla, l'unica che si voltava sorridendo per salutarla..ma lei era una persona eccezionale, appunto, e Cettina, giorno dopo giorno ne avrebbe avuto la conferma.

giovedì 12 settembre 2013

Rocchetti e pistole - Decima puntata




Riassunto delle puntate precedenti : Anna è una bella ragazza di  quindici anni e si ritrova subito dopo la guerra, sola con la madre, in quanto il fratello risulta disperso in Russia, mentre del padre si sono perse le tracce dopo essere andato in America in cerca di un pò di fortuna e benessere per sè e la famiglia.Quello tra i suoi genitori era stato un vero e proprio colpo di fulmine, seguito dalla "fuitina" e dal matrimonio. Il giovane dopo un primo periodo di difficoltà riesce a trovare lavoro in un ristorante gestito da una famiglia di italiani, nel quartiere "Little Italy".
Durante la lontananza del marito, la giovane donna, rimasta sola con due bambini, piuttosto che rivolgersi ai familiari suoi e del marito, inizia a lavorare presso una sarta e riesce a farsi apprezzare sia dalla sua datrice di lavoro che dalle clienti.
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Cettina avrebbe voluto per i suoi bambini una vita più facile, non voleva che loro crescessero negli stenti come lei, non voleva che si ritrovassero senza un padre..e mai avrebbe voluto che conoscessero l'orrore della guerra, della quale lei, anche se allora era piccola, serbava un ricordo angosciante.
Per questo quando arrivavano le lettere di 'Ntoni si sedeva con i due bambini accoccolati ai suoi piedi e leggeva a voce alta ciò che scriveva il loro padre, orgogliosa di sapere leggere così bene e di ricordarsi ancora le regole della grammatica, così da correggere simultaneamente gli errori grammaticali ed ortografici del marito.




I bambini la ascoltavano, Anna era troppo piccola e dopo un pò appoggiava la testolina riccioluta sulle ginocchia della madre e si addormentava succhiandosi il pollice. Il maschietto invece ascoltava con espressione seria, da vero ometto, facendo esclamazioni di sorpresa o ridendo divertito in base a quello che descriveva il padre nel suo stentato italiano.
Narrava di un paese lontanissimo, immenso e irraggiungibile agli occhi di un bambino, e il padre, per il fatto che riusciva a resistere, da solo, in un luogo così diverso dalla propria terra, veniva da lui visto coraggioso come un eroe.



 'Ntonio scriveva di strade asfaltate grandissime e lunghe, di palazzi talmente alti che neppure se ti mettevi col naso in su riuscivi a vederne la cima in alto.
Ma quello che affascinava di più il bambino era la descrizione del ponte chiamato "Brooklyn", era lunghissimo e stava sospeso sul fiume, appoggiato solo in alcuni punti a dei piloni che s'immergevano nella profondità del fiume.


Collegava l'isoletta dove viveva suo padre con le altri parti della città, e ogni giorno tantissima gente lo attraversava, chi a piedi, chi con il carretto, chi con la carrozza, chi più fortunato e ricco con l'automobile.



Mattia faceva tante domande alla madre come se lei da quelle parole scritte su di un foglio potesse trarre delle vere e proprie storie avventurose!
La sera nel giaciglio accomodato in cui dormiva, Mattia chiudeva gli occhi e viaggiava con la mente, si immaginava camminare a fianco al padre con la  manina nella sua,  grande e callosa, percorrere il ponte magico a piedi, lui girava la testolina a destra e a sinistra e vedeva altri bambini camminare con i loro papà, ma parlavano quella strana lingua a lui incomprensibile..e si addormentava così, abbracciando suo padre con il pensiero , convinto che così non gli sarebbe potuto succedere nulla di male.

sabato 7 settembre 2013

Interviste famose: Nino Buonocore..ed il suo lessico..musicale!

  1. Adelmo Buonocore, ai più conosciuto come Nino Buonocore, è uno dei miei cantautori preferiti,  quando lo ascoltai per la prima volta, anni fa,  rimasi subito affascinata dal timbro della sua voce, con le corde vocali che vibravano d'emozione, e dalla raffinatezza  dei  testi (spesso vere e proprie poesie) su cui tesseva il suo lessico musicale.
    La sua canzone "Scrivimi", una delle più belle nel panorama musicale degli ultimi decenni, mi ha scaldato il cuore e placato le angosce in un periodo sofferto della mia vita.



    Non è mai stato un "cantante per tutti", o uno che ha cantato di tutto, non si è mai fatto omologare nè stritolare dalle major discografiche.
    Lui incide pezzi solo ed esclusivamente dietro ispirazione, dettati da sensazioni ed emozioni..ed è per questo che è ritornato dopo nove anni di silenzio, cantando, nella sua maniera misurata e delicata.. di rivoluzione.
    Ha accettato di rispondere alle mie domande, con la naturalezza e spontaneità che può avere solo una persona speciale...ed è con emozione che vi rendo partecipi dell'intervista!




    1.Dopo nove anni ritorni dai tuoi fan storici (tra loro ci sono anch'io) con il cd "Segnali di umana presenza", dove arricchisci la tua vena lirica ed intimista con un linguaggio musicale jazz, come nella canzone "Serena", mentre in "Lessico del cuore" ed "Un amore qualunque", sembri omaggiare il collega Ivano Fossati, perchè ascoltando le due canzoni, c'è qualche sfumatura che  lo ricorda. Inoltre in "Un amore qualunque" l'accordo struggente del sax fa semplicemente venire i brividi! Intatto rimane il connubio con il tuo storico co-autore, ovvero Michele De Vitis. Spiega a noi fan qual è il significato del titolo del tuo nuovo cd.

R. Questo progetto nasce dall’esigenza di comunicare il mio punto di vista musicale e letterale attuale, in un mondo pigro e svuotato di qualunque curiosità.
In effetti stiamo progressivamente perdendo quella centralità dell’uomo che lo ha reso protagonista della storia dell’umanità. Oggi siamo lobotomizzati dal potere economico che detta i nostri ritmi, inibisce la nostra capacità creativa perché tutto deve essere in armonia con un “sistema capitalistico e consumistico” che non tollera quelle eccellenze che possano sovvertire gli equilibri di una società ormai appiattita su se stessa.

  1. Perchè questo silenzio durato ben nove anni? Per mancanza di ispirazione? O perchè hai sentito la necessità di un percorso musicale ed introspettivo?

R. Nove anni possono sembrare tanti e pochi….dipende da cosa succede in questo lasso di tempo. Non credo che ci siano stati in questo periodo grandi stravolgimenti, grandi accadimenti. La musica non è certo cronaca, ma ha bisogno degli stimoli che il nostro vivere comune fornisce, per darci modo di analizzare e riflettere sui mutamenti della nostra società. Se non si muove foglia….non si riempirà nemmeno il pentagramma!

  1. Sei un raro esempio di coerenza nel panorama musicale, nel senso che la misura, la riservatezza, la delicatezza con cui porgi le tue emozioni attraverso la musica, la dimostri anche nel privato, perchè ti sei sempre tirato fuori dalle feste, da tutto ciò che è modaiolo e gossipparo. Quanto ti è costato difendere la tua identità di cantante ed uomo?

R. Credo sia solo una questione di indole. La poca attitudine ad atteggiamenti e comportamenti modaioli e gossippari…come li definisci tu…credo faccia parte della mia educazione rivolta soprattutto all’amore per i contenuti più che alla forma. Può darsi pure che abbia perso tanti treni nella mia vita….ma forse mi avrebbero portato in luoghi che non mi piace frequentare….

  1. Il tuo amore per la musica è qualcosa che hai ereditato, respirato fin da bambino, o è stata una rivelazione in un ambiente che nulla aveva a che fare col mondo musicale?
R. In casa mia si è mangiato pane e musica da sempre. Anche perché non c’è mai
stato molto da mangiare…Tutto è nato da un bisogno di sentirmi integrato in
contesti in cui la mia modestissima economia mi creava qualche piccolo disagio.
Ho imparato così a scrivere canzoni per “contare” di più…era la mia unica arma e
credo di averla sfruttata anche bene. Poi la passione per la musica ha fatto il resto.
  1. Quale musica ascoltavi da ragazzo, quale genere preferivi e a quale cantante ti sei ispirato quando hai inziato a creare canzoni tue?

R. Ascoltavo di tutto. Tutto ciò che arrivava in casa mia lo trangugiavo. Dai Doors ai Beatles ai Rolling Stones per finire ad Antoine, Aznavour e Battisti. Non credo di essermi ispirato a qualche artista in particolare, ma ad un certo punto della mia carriera ho assecondato la mia predilezione per personaggi come James Taylor, Donald Fagen, Doobie Brothers che hanno indubbiamente connotato la mia musica in maniera determinante.

  1. Se non sbaglio fino ad una decina d'anni fa la tua espressione musicale era decisamente poetica, intimista, attenta alle sfumature ed ai particolari e dove la chitarra era lo strumento privilegiato ; come è avvenuta questa "contaminazione" jazz..dove la musicalità coincide con l'improvvisazione, i colori accessi, l'uso di tanti strumenti, soprattutto la tromba ed il sax?

R. Ho sempre pensato che uno strumento rappresenti un colore diverso. Un pittore usa la sua tavolozza per esprimere la sua “visione” delle cose come a me piace utilizzare tutti gli strumenti per la stessa ragione. Una tromba o un qualunque altro strumento che scelgo, a mio avviso, può caratterizzare meglio un passaggio particolare, un fraseggio, una melodia per rendere più comprensibile, nella sua forza poetica e narrativa, il tutto.

  1. Com'è nata una delle canzoni da me più amate, ovvero "Scrivimi" , l'hai scritta dopo la fine di una storia d'amore, oppure per la delusione verso qualcosa che poteva "nascere" e invece è finita prima ancora di iniziare?Il timbro della tua voce è rimasto immutato negli anni, è dovuto ad uno stile di vita sobrio e senza eccessi?

R. Scrivimi è un connubio vincente testo-musica difficilmente raggiungibile. In
genere brani come “scrivimi” nascono da forti emozioni “latenti”…per ragioni che a
volte sono oscure anche per noi stessi che le scriviamo…E’ un momento in cui il
nostro vissuto si cristallizza improvvisamente in una canzone che viene fuori quasi
automaticamente. Sul timbro della voce devo deluderti…ho uno stile di vita che
farebbe borbottare qualunque fonoiatra….fumo molte sigarette ma al di là di
questo vizio che non riesco a combattere…non ne ho nessun altro!

  1. Quando componi una canzone parti da un'emozione e dopo accordi le note con la chitarra oppure avviene il contrario? Io anni fa suonavo (male) la chitarra e ho scritto qualche canzone, partendo prima dai versi gettati giù in seguito ad un'emozione e dopo vi adattavo sopra gli accordi.

R. Non ho un metodo abituale per comporre…a volte un pensiero richiama immediatamente una melodia ed una tessitura armonica…altre volte accade il contrario…l’importante è che le due cose si avvicinino naturalmente, senza forzature. Bado soprattutto a questo.

  1. In un mondo, anche musicale, dove l'improvvisazione, l'omologazione, la superficialità ed il chiasso prevalgono, la tua presenza, che si distacca nettamente da ciò, ha la bellezza perenne e discreta della perla..una rarità, appunto. E' sempre stato naturale per te rimanere indifferente al canto di alcune sirene discografiche, o a volte sei stato tentato di cedere ad un certo tipo di lusinghe?

R. Per mia fortuna ho un caratterino niente male!....Mi sono sempre battuto strenuamente perché le mie idee non fossero manipolate da nessuno. Tutto questo comporta certamente il rischio di essere lasciato solo quando le cose non vanno bene, ma non ho mai avuto paura delle difficoltà, prendendomi sempre le mie responsabilità. Non amo le persone che salgono senza alcun merito sul carro del vincitore!

  1. Se dovessi dare un suggerimento ad un giovane che si affaccia nel panorama musicale, cosa gli consiglieresti?

R. Gli direi semplicemente di aspettare il suo momento, senza forzare il destino. Tutto ciò che fa parte di un percorso di crescita finisce nel tuo bagaglio di esperienze, e ti consente di superare le innumerevoli difficoltà della vita. Un momento di flessione lo superi facilmente se dentro hai la tempra per farlo. Per la stessa ragione un momento di successo non ti esporrà mai al rischio di sentirti stupidamente onnipotente!
Tuttavia bisogna saper cogliere le occasioni al volo cercando di difendere accanitamente le proprie idee….perchè saranno proprio quelle prima o poi a determinare il proprio successo. Ne sono convinto.
  1. Le mie domande finiscono qui, grazie per la tua squisita disponibilità, hai realizzato uno dei miei sogni: chiacchierare ambilmente con uno dei miei cantautori preferiti.

Grazie a te e buon lavoro!

venerdì 30 agosto 2013

Interviste famose: Marzia Sofia, ovvero la regina del gustaviano

Dietro l'opera dell'artista c'è sempre il suo vissuto, traspaiono le  emozioni, anche quelle più profonde e celate, si manifestano le esperienze di vita. E' ciò che possiamo scorgere nei lavori di Marzia, che chiamarli tali è estremamente riduttivo, infatti dalle sue mani fuoriscono MAGIE! Marzia con il suo pennello tenuto in alto, sopra la banalità della routine, come la lancia di Don Chisciotte, sempre pronta ad avventurarsi verso nuove sfide, da affrontare con coraggio e passione.

Ogni cosa che lei crea ha a che fare con la sua vita, con le sue emozioni che lei  trasmette come una narratrice onirica.

Ed è con Marzia, ormai famosissima ed universalmente riconosciuta la Regina dello stile Gustavien, da lei magistralmente reinterpretato, che apro la serie di interviste-chiaccherate con personaggi più o meno famosi. 

 

  • D- Che cos'è per Marzia-Sofia l'arte?
    R -  Per me l' arte è qualcosa che mette d' accordo molti e mette il dubbio a qualcuno..che non ha paragoni, solo emozioni.

    • D - Quando hai avuto la consapevolezza, la "rivelazione" che eri e sei un'artista?
      R -Io non ho mai pensato di esserlo...anche se in qualche modo l' ho sentito.
       Sono gli altri che me lo hanno detto, a volte in modo positivo, altre in negativo, dico sempre che se non mi dicessero che lo sono ci rimarrei male...ma in quanto a crederci avrò sempre dei dubbi. 
      D - Se tu dovessi fare un bilancio oggi, quanto ti ha dato e quanto ti ha tolto l'essere artista?
      R -   Mi ha dato tutto quello che ho e che sono e mi ha tolto tutto quello che non avevo e che
      e che non avrò mai... la normalità, ma tanto non la volevo!
      D -Ti è capitato di provare la spiacevole sensazione di sentirti "inadeguata" in mezzo alla gente?
      R - Io mi sono sentita sempre inadeguata fin dal collegio di suore in cui saltavo il marmo verde del pavimento perchè mi ero convinta che fosse la casa del diavolo...fino ad adesso. Sempre e comunque troppo poco per essere così tanta e così troppo tanta per esser così poco...
      R - Nella tua famiglia chi ti ha incoraggiata a fare l'artista e chi ti ha osteggiata?
      R - Mio padre disse a mia madre senza alzare gli occhi dalla Gazzetta "Rositaaa oh lo senti i che lla vuol fare la tu figliola? L' arredatrice, e mia mamma rispose ridendo "Si così tu mori di fame".."Vai vai vai disse- mio padre- inventatene un altra, chi voi che ti paghi per farsi arredare la casa"...e risero entrambi...Io non so ancora chi riderà per ultimo...

      D - L'incontro più esaltante ed il più deludente della tua carriera
      R - L' incontro più esaltante è stato di sicuro quello con l' uomo che ha realizzato tutti i miei sogni...e poi li ha messi da parte..Il più deludente sono due e caso vuole proprio quello con due scrittori diversi entrambi ma bastardi uguali...
      D -  Sei indubbiamente una bella donna, ti ha agevolato od ostacolato nel tuo lavoro?
      R - La mia così definita da te bellezza mi ha assolutamente ostacolata...ne ho viste di donne respingermi e di uomini incazzarsi perchè respinti...avrei dovuto aver un cesto di capelli ricci e due occhialetti rotondi e forse avrei avuto molta più fortuna come mi diceva giorni fa una cara amica, che ha un marito ricco bello e innamorato da 40 anni...
      D - Come vivi il confronto con altre persone, più o meno affermate?
      R - Non sono mai stata gelosa dicono, nè competitiva, sono la mascotte delle mie amiche e vivo nelle loro case e nelle loro piscine da sempre, trattata da regina davvero ..Nella vita non ho mai vinto niente ma seconda non son mai voluta essere, preferivo esser ultima...Ci sono persone però che detesto perchè mi stimolano ad essere come loro e siccome non mi piacciono... mi impunto perchè non vorrei proprio non piacermi nemmeno io....
      D-  Cosa conta, per te, più di tutto, nella vita?
      R - La libertà di espressione e la verità della propria visione delle cose...voglio sentirmi libera di dire quello che penso e non doverlo censurare nè per convenzione nè per amore nè per altro... D - Che consiglio daresti a chi muove i primi passi nel mondo dell'arte?
      R -  Non so cosa potrei dire ad una ragazza o ad un ragazzo, proprio perchè io non mi sento un artista, non so cosa potrei dir loro...ma se proprio dovessi, le direi prendi marito oppure fai un lavoro che ti possa dare sicurezza e futuro tranquillo... vivi una vita normale. E se proprio non sei disposta a volte... a piangere di dolore, di frustrazione, di rimpianti...se non sei disposta a vivere di alti e bassi di delusioni e di felicità effimere... e se sopratutto non sarai mai disposta a sentire con orrore che una persona che credi amica ti dica in maniera del tutto arbitraria... smettila di vivere di espedienti!


    • Qui si conclude la chiacchierata con la mia amica Marzia, se volete saperne di più andate a visitare il suo blog "Shabby è Chic! The Gustavian Chic" dove la creativa mostra, attraverso suggestive foto da lei stessa scattate, le sue opere realizzate nelle case di mezza Europa, oltre a scrivere di getto, con la sincerità e la passione che la contraddistinguono, sue riflessioni e considerazioni.
    • Buona visione e buona lettura!



domenica 16 giugno 2013

Rocchetti e pistole - nona puntata





La vita per Cettina non era mai stata rose e fiori, la sua famiglia apparteneva alla categoria, allora molto diffusa, delle persone povere e sfortunate.
 I suoi genitori erano sempre vissuti nell'amarezza degli stenti e delle disgrazie, il padre lavorava duramente, a contatto con l'aria e il sale che sciupava la pelle e risucchiava la salute.
Se il padre stava tutto il giorno fuori per lavoro e la sera si ritirava stanco e quasi abbrutito dalla fatica, la madre a casa doveva fare i salti mortali per mettere insieme il pranzo con la cena e soddisfare le richieste di due bambini, bisognosi di cibo, necessario  per il loro sostentamento.
Quando Cettina aveva pochi mesi, la madre per aiutare il magro bilancio familiare, andò a fare la balia da latte in una famiglia benestante, dove la puerpera "borghese" per motivi di salute non poteva allattare il suo bambino appena nato.
E mentre  il latte che sgorgava abbondante dal seno di sua madre, per tutta la giornata riempiva la boccuccia avida del ricco neonato, lei doveva accontentarsi del seno della sua mamma solo all'alba ed alla sera, e durante il giorno, la nonna calmava i suoi strilli acuti per fame, con acqua zuccherata.




La nonna le raccontava che la sera sua madre, quando tornava a casa, si sedeva a tavola e prima ancora di mangiare attaccava Cettina al seno, con un braccio sorreggeva teneramente la bimba che succhiava affamata il latte, e con l'altra mano trafficava con il cucchiaio tra il piatto e la bocca, nutrendosi con quello che riusciva a mettere a tavola la madre, consapevole che aveva bisogno di più energie rispetto a qualsiasi altro membro della famiglia, eccetto suo marito, forse.
Quando Cettina era poco più di una bimbetta, il padre morì a causa di un incidente sul lavoro, e per riuscire a sopravvivere andarono ad abitare nella casa dei nonni.
Si ritrovarono in sette in due stanze, perchè con i nonni abitavano anche i due zii ancora ragazzi, durante il giorno la casa quasi si svuotava perchè il nonno e gli zii andavano a lavorare, chi nei campi, chi nelle saline e a casa rimanevano le due donne con i bambini.




In quegli anni il conflitto nato in Europa si propagò anche in Italia coinvolta in quella che venne chiamata la "Grande guerra".
Cettina e il fratellino conobbero quindi anche il terrore della guerra, sentivano parlare gli adulti di aerei che sganciavano bombe capaci di uccidere tante persone, vide la nonna piangere disperata quando il figlio più grande fu chiamato alle armi e poi i due bambini osservarono lo strazio della famiglia quando venne comunicato che lo zio era nell'elenco dei dispersi.
Dopo la guerra fu dura per gli italiani riprendersi dalle macerie, dalla miseria e dai numerosi morti e dispersi; nella famiglia di Cettina la povertà si era estremizzata, considerando che venivano meno le braccia dello zio e che la schiena del nonno si era fatta più curva e le sue mani meno forti.
Anche se era ancora una bambina Cettina fu mandata dalla "mastra" per imparare a cucire e guadagnare qualche soldo; aveva nove anni, a scuola studiava con profitto e  l'insegnante, quando seppe che la madre intendeva ritirarla per farle apprendere un mestiere, protestò vivacemente, cercò di dissuaderla dal togliere la bambina dalla scuola, ma le sue proteste caddero nel vuoto.
Si chiuse per sempre, per Cettina, il mondo dell'infanzia.

domenica 26 maggio 2013

Rocchetti e pistole - ottava puntata



 

La signora Barone, ovvero la sarta presso cui lavorava Cettina, aveva comprato da poco una radio e spesso, per alleggerire le lunghe ore di cucito, la accendeva non tanto per sentire le "cronache del regime" ma per ascoltare le canzoni trasmesse tra una cronaca ed una propaganda.
Un pomeriggio venne la signora Carla per provare un abito lungo, da sera, quando se lo fece scivolare addosso, la radio trasmise la canzone "Parlami d'amore Mariù" e lei sorridendo e con gli occhi chiusi si mise a volteggiare leggiadra al suono di quelle note..come rapita..
Cettina seduta con l'immancabile ago in mano, la osservava con le labbra dischiuse in un sorriso pieno di sorpresa, e ad un certo punto Carla si chinò su di lei, le tolse ago e filo dalle mani e l'attirò a sè facendola ballare.




La signora Barone osservava le due giovani donne, una bionda, alta e sinuosa, l'altra bruna, di statura più bassa, impacciata nei movimenti,  che ballavano cingendosi le spalle e tenendo le due mani unite in alto, e la loro giocosa spontaneità sembrava voler allontanare le nubi minacciose che avanzavano e che avrebbero oscurato il periodo di pace e  tranquillità ristabilitosi dopo la prima guerra mondiale.
Qualche anno dopo Cettina sarebbe riandata con nostalgica disperazione a quei rari e preziosi momenti di serenità.
Quando la sera provava a raccontare alla madre di quanto fosse bella, elegante, raffinata la signora Carla, lei non mostrava il minimo interesse al riguardo, piuttosto le sue osservazioni erano tutte sul filo della critica, del tipo "Eh..con tante ragazze che c'erano qua..mogli e buoi dei paesi tuoi!" oppure "Ci scommetto che non sa fare nemmeno un uovo fritto!" ed anche "L'altro giorno la signora Barone chiedeva consiglio al sarto per uomo su come tagliare e cucire un pantalone, perchè la signora Carla le ha  chiesto di confezionarle  un paio!! Senza ritegno!"
Cettina non condivideva le critiche che sua madre muoveva nei riguardi di Carla, le trovava prevenute e ingiuste.
Questa donna bella, gentile non solo nei modi ma nell'animo, piena di fortuna, era per lei un'icona, un simbolo, era ciò che lei sognava di essere.
Nel tentativo di assomigliarle un pò cominciò a curare di più la sua persona, il suo abbigliamento, a pettinarsi sempre con cura e, cosa che fece inorridire la madre, a mettersi il rossetto.



Ormai la mente di Cettina aveva aperto gli orizzonti verso nuovi modi di intendere e vivere la vita..senza bisogno di attraversare l'oceano.